Sul treno, nel viaggio di ritorno dal #BTO2015 guardando lo speaker pass, ho cominciato ad affrontare una serie di considerazioni che solo il distacco e l’obiettività ti può dare.

Gli eventi, panel e interventi che ho seguito in fondo vertono sempre su quello: ottimizzazione di quello che hai con le risorse che hai. Revenue Management insomma, in tutte le sue forme.

La disintermediazione è una di queste.

Pensare che la disintermediazione sia gratuita o costi zero è un sogno che rischia di infrangersi contro lo scoglio della lista della spesa di tutto quello che ti serve per disintermediare. Tipo quella che ha portato Bookassist durante il panel di Robi Veltroni.

Pensare di poter far da soli in un mondo popolato da squali che non aspettano altro che mangiarti in testa, come si dice qui a Milano, è da epico Don Chisciotte e quindi degno di stima e rispetto. Ma la realtà è un’altra cosa. Perché disintermediare a tutti i costi al 100% e struggersi nel sogno epico di poterlo fare quando non abbiamo i mezzi, la struttura, quando non siamo fatti così?
Disintermedia solo il primo della classe, la più bella del paese, quella che tutti vogliono e sono disposti a tutto per averla. Gli altri, cioè quelli che afferiscono alla realtà, devono fare i conti con l’equilibrio.

L’ equilibrio tra il business diretto e disintermediato e il business intermediato. Avere la giusta misura dell’uno e dell’altro a seconda dei momenti e delle stagioni. Ovviamente se non sei l’unica sola bella del villaggio. I vari pifferai magici che spingono sulla disintermadiazione, di fatto spiegano che potrai disintermediare se paghi loro, a volte anche profumatamente e prima e i clienti verranno direttamente da te.

Ma avere i clienti che vengono direttamente, se non sei la Coca Cola o la Apple, è piuttosto costoso, ti serve un esercito fatto di:

  • un sito nuovo, performante, responsive;
  • un nuovo servizio fotografico per il sito (non vorrai usare le vecchie foto no?);
  • che abbia un booking engine nuovo, performante, responsive;
  • che sia indicizzato e che risponda ai requisiti della SEO;
  • sul quale investirai in PPC Adwords etc…
  • per il cui investimento pagherai società che lo faranno per te perché loro dicono di essere capaci di farlo e tu invece no;
  • un investimento nel Social Media Manager che gestisca un po’ anche la tua reputazione online (e anche questo non è a costo zero…);
  • e investiamo un po’ anche sui siti vetrina (sai quelli che parlano di wellness, di Golf, di Bike Tourism, di Turismo Enogastronomico e cose così);
  • e perché non usare anche un po’ di mailing che sembra che tutto il mondo legga la email tranne noi che le cestiniamo ancor prima di averle scaricate del tutto?

Quindi ci compriamo un database che è obsoleto nello spazio di un’Ave Maria. Mi sembra che ce ne sia abbastanza se non ci fossero il Gatto e la Volpe che ti dicono di investire nei loro metamotori e uscire con una tariffa bassa che sicuramente la gente ti clicca, e tu spendi per il click e loro guadagnano, senza dirti però qual è la conversione.

Ma per fortuna c’è anche qualcuno che ti spiega come si fa  e ti mette in condizioni di capire che di miracoli non se ne fanno e che disintermediare, come risparmiare costa. E a volte bisogna saper fare davvero bene i conti.

 

Equilibrio e Armonia: di tutto un po’. Né troppo dell’uno né troppo dell’altro. E facciamoci due conti.

 

 

 

Twitter

Shares